RICEVI LA NEWSLETTER

Le tre cecidomie che attaccano l'olivo e le olive


Articolo a cura della redazione di "Teatro Naturale" www.teatronaturale.it

 

Vengono attaccati giovani germogli e rametti, foglie e persino le drupe. Si tratta di tre differenti moscerini, ormai tutti diffusi anche negli areali olivicolo italiani che, occasionalmente, possono produrre significativi danni. Il più famoso? Resseliella oleisuga. Il più pericoloso? Prolasioptera berlsiana. L'intruso? Dasineura oleae

Capita con una certa frequenza che in alcuni areali, usualmente circoscritti, vengano segnalati attacchi di cecidomia.
Generalmente ci si riferisce agli attacchi al singolare, senza ricordare che le cecidomie che attaccano l'olivo sono ben tre.
Le cecidomie sono sono una famiglia di insetti dell'ordine dei Ditteri, comprendente un numero elevato di specie, in gran parte fitofaghe. Gli adulti sono insetti molto piccoli, con corpo delicato e sottile, lungo 2–3 mm o meno, fino a mezzo millimetro nelle specie più piccole, eccezionalmente fino a 8 mm in quelle più grandi. Proprio per le ridotte dimensioni, speso, vengono citate come moscerini della frutta.

La cecidomia fitofaga su olivo più famosa e diffusa è certamente Resseliella oleisuga. Chiamata moscerino suggiscorza. Dall'inizio di maggio fino alla fine di settembre si accavallano 3-4 generazioni, così che per tutta la buona stagione si ha la presenza continua e contemporanea di tutti gli stadi dell’insetto. I danni maggiori si manifestano soprattutto su fusto e rami di olivo con meno di cinque anni di età, che presentano ferite da varie cause. Intorno al punto della deposizione si sviluppa una necrosi localizzata della corteccia, delle dimensioni di alcuni centimetri. In primavera ed estate si possono riconoscere esternamente i danni sotto forma di depressioni, screpolature e modificazioni di colore della corteccia, che ingiallisce o arrossisce. Le parti soprastanti le zone attaccate possono disseccarsi del tutto o in parte, a seconda che la necrosi provocata dalla larva abbracci per intero o parzialmente la circonferenza del fusto o dei rami; in questo modo è compromesso l’accrescimento della pianta. I tessuti così alterati vengono spesso attaccati da batteri o funghi.

La cecidomia più pericolosa è certamente la cecidomia delle olive, Prolasioptera berlsiana in quanto agente vettore della lebbra dell'olivo, ovvero delle infezioni di Camarosporium dalmatica. In realtà, pur essendo pericolosa poiché può diffondere la lebbra delle olive è anche utile in quanto le sue larve sono in grado di parassitizzare le uova della mosca delle olive. La larva della cecidomia può attaccare anche le larve della mosca, eventuali parassitoidi e anche uova e larve della propria specie. In caso non trovi però alcun altro insetto da parassitizzare, si sviluppa a carico del micelio di Camarosporium dalmatica con cui di fatto vive in simbiosi. Infatti la cecidomia diffonde il fungo, lo lascia sviluppare e poi se ne nutre per la crescita. A maturità la larva si lascia cadere al suolo dove, all’interno di un bozzoletto, avviene la metamorfosi; la specie è in grado di compiere 4-5 generazioni l’anno.

La cecidomia più esotica è la Dasineura oleae, ovvero la cecidomia delle foglie d'olivo. Il suo areale naturale è quello del Medio Oriente ma ormai è presente anche in Italia. L'insetto, in questo caso, fa una sola generazione all'anno. Le larve si sviluppano a spese di foglie e fiori. Nelle foglie determinano la comparsa di galle, mentre nei fiori attaccano il peduncolo deformandolo e causando la colatura dei fiori.

Generalmente, in ecosistemi complessi e condotti in maniera ecocompatibile, la miglior difesa da questi insetti è rappresentata proprio dalla loro vulnerabilità, essendo oggetto di predazione da parte di altri insetti. Le cecidomie sono spesso limitate da alcuni imenotteri parassitoidi ma anche da alcuni acari. La lotta contro la mosca delle olive è efficace anche contro Prolasioptera berlsiana.

La cecidomia più difficilmente controllabile è il moscarino suggiscorza (Resseliella oleisuga). Le larve, infatti, penetrano in profondità nei tessuti delle piante, laddove nessun trattamento le può raggiungere. In questo caso la difesa è di tipo agronomico, evitando i ristagni di umidità e utilizzando tecniche simili al contenimento degli scolitidi (floetribo). Le larve, infatti, vengono spesso deposte vicino a ferite già aperte (magari per gelate). Se si notano disseccamenti è quindi bene intervenire per tempo, tagliando e bruciando i rametti infestati.
Prolasioptera berlsiana è facilmente controllabile con efficaci trattamenti contro la mosca delle olive e generalmente non arreca eccessivi danni.
Più controversa la pericolosità di Dasineura oleae. In Siria, Libano, Palestina, Israele, Turchia e Giordania le galle arrivano ad interessare anche il 60% delle foglie della pianta e sovente causano danni di rilevanza economica se non si realizzano interventi di difesa. Di solito in questi areali la migliore epoca per trattamenti volti a controllare l'insetto è aprile, ovvero appena si manifestano i primi sintomi dell'attacco sulle foglie. Non esistono attualmente principi attivi registrati per questa cecidomia anche se le esperienze nell'areale est del Mediterraneo evidenzino come siamo efficaci pressochè tutti gli insetticidi registrati su olivo.

Copyright AgrimagNews 2020