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Sanzioni per inadempienze al caso Xylella


Secondo gli esperti dell'Unione europea l'Italia ha iniziato a effettuare un monitoraggio sistemico sulla xylella fastidiosa. troppo tardi.Ci sono stati "impedimenti eccessivi" nello sradicare alcuni alberi infetti.

E’ questa la condanna della Commissione europea, in un report pubblicato, bocciando l'Italia sul caso Xylella.

"Dall'agosto 2016 si sono registrati progressi significativi nell'attuazione della decisione Ue - si legge nelle conclusioni della relazione - ma sono necessari ulteriori sforzi per prevenire l'ulteriore diffusione della malattia". In particolare, alcuni alberi infetti nella zona "cuscinetto", la fascia di 20 chilometri a nord della provincia di Lecce, all'epoca dell'audit erano risultati rimossi in ritardo o non rimossi, aumentando le possibilità di diffusione della malattia.

Molti opinionisti puntano l'indice anche sugli sprechi nei finanziamenti. Negli ultimi quattro anni sarebbero arrivati da Bruxelles 10 milioni di euro per il contenimento dell'infezione, soldi che non avrebbero portato ad alcun risultato utile nel contenimento dell'infezione.

Accuse vengono mosse anche alla Regione Puglia che avrebbe stanziato 2,5 milioni di euro a favore della ricerca contro Xylella fastidiosa. Soldi fantasma secondo il Prof. Giovanni Martelli, intervistato da Nature, una prestigiosa rivista a livello mondiale, visto che non sono ancora giunti a nessun centro di ricerca impegnato nella lotta al patogeno.

Proprio i ritardi nell'attuazione delle misure previste dalla Commissione europea, con particolare riferimento a "alberi di ulivo che sono trovati positivi nella parte di 20 km delle zone contaminate prima dell’agosto 2016 sono stati rimossi con ritardi molto significativi o, nel caso di quattro alberi, sono rimasti ancora da abbattere al momento della verifica. Questo ha fornito buone opportunità per la diffusione del patogeno", come si legge nel rapporto, potrebbero far propendere il Comitato per la protezione delle piante Ue di far slittare le misure attese, come la possibilità di reimpianto nell'area infetta con varietà tolleranti. 

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